«Quali risposte abbiamo avuto finora da Expo? Molto semplice: nessuna. Non c’è, ad oggi, un’interlocuzione aperta». Così Gabriele Favagrossa, referente di Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità) per i trasporti e la mobilità, racconta il dialogo (non) in corso, tra la sua associaizione e le istituzioni, pubbliche e private, in campo per Expo 2015.
ACCESSIBILITÀ, DISABILITY MANAGER E FORMAZIONE SPECIFICA. Le richieste dei rappresentanti delle persone con disabilità o, più estesamente, difficoltà, sono semplici e riguardano in primo luogo l’accessibilità strutturale e architettonica di tutti gli edifici coinvolti dagli eventi di Expo; oltre a questo, Ledha invita a considerare anche la coerenza di ogni area deputata all’esposiozione con i criteri di Universal design e la presenza, tra il personale, di un Disability manager in grado di prevedere e risolvere qualsiasi tipo di difficoltà legata alla presenza, o alla forzata assenza, di persone con disabilità agli eventi. Il terzo punto su cui Ledha insiste è quello dell’accessibilità dei “servizi immateriali”, con una richiesta precisa di formazione del personale, lavoratore o volontario che sia, impegnato in Expo.
LETTERA DI SANTAGOSTINI AI CANDIDATI ALLE REGIONALI. Nei giorni scorsi il presidente di Ledha, Fulvio Santagostini, ha inviato ai candidati alle elezioni regionali lombarde una lettera aperta, in cui si chiede un Expo a misura di disabile, in particolare per quanto riguarda l’accessibilità degli edifici pubblici, la mobilità e l’arredo urbano.
FAVAGROSSA: OGNI VISITATORE DEVE FRUIRE IN MODO COMPLETO DELL’EVENTO. «Gli interventi strutturali e infrastrutturali sulla città», sostiene Favagrossa, «dovranno essere progettati in modo da garantire la piena accessibilità e fruibilità per le persone con esigenze specifiche, oltre che un’elevata qualità dell’accoglienza a loro riservata in sintonia coi principi dello Universal Design, e secondo la logica per cui ogni visitatore, indipendentemente dale sue condizioni, siano di disabilità o anche solo di anzianità o gravidanza, ha diritto a fruire dell’evento espositivo in modo completo e in autonomia».
EVITARE L’EFFETTO CIRCO. Lo scopo che si prefigge Ledha, però, va anche oltre il 2015. «Quello che vorremmo evitare», spiega Favagrossa «è che per Expo, come già accaduto in passato con altri eventi di respiro internazionale come i Mondiali o le Olimpiadi invernali si crei l’effetto “circo”: un carrozzone che viene, sbrilluccica per il tempo che deve e poi se ne va via, lascando alle sue spalle tutto immutato».
UNA GRANDE OCCASIONE DA COGLIERE. Expo 2015 si presenta, quindi, come una grande opportunità; che rischia però di non essere colta. «Sentiamo ripetere da anni che si tratta di una grande occasione. Ma la domanda è: per chi? Se davvero l’esposizione universale deve essere un’opportunità è giusto che lo sia per tutti e che consenta una reale crescita del territorio. Altrimenti», è il timore di Favagrossa, «si trasformerà inevitabilmente in una grande occasione persa».